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Tra i cortometraggi in concorso all’11a edizione di Irish Film Festa ce ne sono alcuni per i quali il luogo d’ambientazione è particolarmente importante, dal Connemara di A Break in the Clouds e Native alla grigia Dublino di Marky’s Bad Week, dalla complessa Belfast di Guard e Listen alle colline della Contea di Monaghan in You’re not a Man at All.

Abbiamo chiesto ai registi di approfondire questo aspetto.

 

• A BREAK IN THE CLOUDS di Tristan Heanue

Una giovane coppia fa fatica a riassestare la propria vita dopo la nascita del primo figlio.

«Il corto è stato girato nella mia zona, in Connemara, nella Contea di Galway. L’ambiente è particolarmente importante perché rappresenta il luogo in cui il protagonista, Jack, è cresciuto e dove si è sistemato con la sua nuova famiglia. Vediamo Jack imbattersi in vecchie conoscenze mentre cerca di affrontare i suoi problemi personali. Anche Sarah cerca di adattarsi a vivere lì: si sente sola, lontana dalla propria famiglia di origine e con un bambino appena nato. Quel paesaggio può essere bellissimo o desolante, dipende dallo stato d’animo di chi lo guarda.»

 

• GUARD di Jonathan Harden

Suo padre esce dal carcere, e una giovane donna deve fare i conti con dei ricordi dolorosi. Una riappacificazione sembra possibile solo quando lui le insegna a boxare.

«Abbiamo girato a Clonard, nella zona ovest di Belfast, tra Falls Road e Springfield Road. Clonard è anche il nome del celebre monastero che si trova da quelle parti. Il quartiere è stato colpito duramente dal conflitto e oggi chi ci vive è a forte rischio di esclusione sociale. Allo stesso tempo, però, l’attaccamento alle radici e l’orgoglio nazionale sono molto sentiti, e dalla palestra locale sono usciti, negli anni, diversi campioni di pugilato. Mio nonno, e poi mio zio, avevano in zona un negozio di ferramenta, e mi hanno raccontato tanti aneddoti. Mentre giravano delle scene intorno alla palestra, uno dei nostri produttori, Sean Murray (all’Irish Film Festa 2015 con Ballymurphy, ndr), anche lui originario del quartiere, mi ha detto “potresti puntare la macchina da presa ovunque, e otterresti comunque qualcosa di buono”. Credo avesse ragione. Clonard ha dato molto al film in termini di complessità e autenticità. Non credo che sarebbe stata la stessa cosa se avessimo girato da qualche altra parte.»

 

• LISTEN di David Moody

La lingua gaelica nella Belfast di oggi, una storia raccontata dal punto di vista di una giovane famiglia che fa fatica a comunicare.

«Listen è stato girato completamente nella zona ovest di Belfast, dove vive una nutrita comunità nazionalista e il gaelico è molto usato. Per me era importante che la produzione del film fosse il più possibile integrata alla locale comunità di lingua gaelica, sia per quanto riguarda il casting (ad esempio la bambina) sia le location (la scuola). Queste scelte sono state d’aiuto non solo a me, come regista e sceneggiatore, ma anche al cast e a tutta la troupe per realizzare un corto davvero autentico e radicato nel territorio.»

 

• MARKY’S BAD WEEK di Daniel Holmwood

Marky ha appena passato la settimana peggiore della sua vita e vorrebbe rilassarsi con uno spinello. Ma le cose vanno di male in peggio quando incrocia una vecchia conoscenza.

«Abbiamo girato nella zona nord di Dublino, tra Cabra e Broombridge: ho cercato a lungo una location in città e credo che quella parte fosse la più adatta per la storia che volevo raccontare. Ho scelto di ambientare tutto il corto in esterno, in ambienti grigi che facessero risaltare le figure dei personaggi e i colori vivaci dei loro abiti. Il ponte è stato particolarmente importante: lì inizia la storia di Marky e lì finisce, peggio di come era iniziata, in una sorta di percorso circolare.»

 

• NATIVE di Linda Bhreathnach

Un lavoratore emigrato che torna a casa dopo tanti anni: Native parla di immigrazione e di ritorno, e della capacità di superare le sofferenze che fanno parte della vita.

«Native è stato girato nelle zone più selvagge del Connemara, luoghi carichi di tradizione, storia e anima. Il Connemara per me è come un’anziana nonna saggia, lì la gente ha un legame molto forte con la terra. Il film parla della forza d’attrazione che il territorio esercita sul cuore umano, e nel caso del nostro protagonista questa forza risiede soprattutto nell’oceano. Il Connemara è fatto di quattro parti: terra, cielo, mare e presenza umana. In Native il mare rappresenta la Grande Madre, e visto che, secondo le teorie darwiniane, è proprio dal mare che ha avuto origine la vita sulla terra, sul piano simbolico accentua il significato ultimo del film: una storia sul concetto di ritorno, fisico e spirituale.»

 

• YOU’RE NOT A MAN AT ALL di Padraig Conaty

Una competizione canora organizzata in un piccolo villaggio dà l’occasione a un solitario allevatore di svelare un segreto.

«Le inquadrature iniziali sono state girate sulle bellissime colline della Contea di Monaghan, nell’autunno dell’anno scorso. Danno un tocco picaresco alla vita rurale, e insieme alla canzone suggeriscono una certa dolcezza vecchio stile che getta le basi per lo sviluppo successivo della storia.»

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Una parte dei cortometraggi live action sarà proiettata venerdì 23 marzo alle 16.30.
(qui il programma completo del festival | qui l’approfondimento sui corti d’animazione).

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